di Gigi Borgiani, direttore

Vivere da figli di Dio, da persone redente, per fare del bene anche al Creato
. Il filo rosso del Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2019 è quella conversione ecologica (vedi Laudato si’) che ci chiama a diventare persone nuove che si sentono pienamente parte della creazione. È un invito tratto dalla Lettera ai Romani: “L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. I richiami ai comportamenti tipici del tempo che prepara la Pasqua – digiunare, pregare, fare elemosina – vanno vissuti in questa prospettiva.

Digiunare: No alla logica del tutto subito, dell’avere sempre di più, del benessere che si trasforma in disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio, in sfruttamento del Creato, delle persone e dell’ambiente.
Pregare: accogliere l’invito alla conversione, al cammino fatto di ascolto della Parola, di silenzio, di riflessione per dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia e orientare la vita cristiana verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: “Nella speranza infatti siamo stati salvati” (Rm 8,24).
Fare elemosina: vivere nella semplicità e nella sobrietà; ritrovare la gioia della condivisione; realizzare il “progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero e trovare in questo amore la vera felicità”.

Tre verbi che, nella logica dell’essere creati nel creato,aiutano ad assumere la dimensione dell’essere figli di Dio e il compito di recuperare a questa dimensione coloro che hanno smarrito il senso, la speranza, l’orizzonte di una vita piena. Questa “operazione” di recupero, di annuncio, passa attraverso i comportamenti e i gesti quotidiani, che non sono solo le “buone azioni” da compiere o incrementare nel periodo penitenziale della Quaresima. I tre verbi devono essere declinati in relazione al bene del Creato, a quel “custodire e coltivare la terra” – ricordato dal Papa nella Laudato si’– che significa prendersi cura di ogni uomo e della natura. Digiunare, ad esempio, dalla disinformazioneche inquina il nostro modo di pensare e di agire nei confronti dell’altro; pregare per dimenticare se stessi,per mettersi a servizio; fare elemosina per includere nella nostra vita giustizia, pace, economia, ambiente, educazione, cultura, ovvero le questioni che rischiano di ledere la dignità di tanti… Tutti elementi in relazione fra loroe dei quali dobbiamo tener conto se desideriamo andare alla radice dei maliche condannano l’uomo al poco e al meno, a fronte del “di più” di una società distratta e avida, spesso alimentata anche dal nostro vivere.

In “casa nostra”, ovvero nelle azioni che sono l’oggetto preferenziale di Caritas e Auxilium, si respira aria di solidarietà e dedizione ma non basta. Occorre una solidarietà di condivisione e d’inclusione. “La parola ‘solidarietà’ si è un po’ logorata e a volte la si interpreta male, ma indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità. Richiede di creare una nuova mentalità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni.” (Evangelii Gaudium, 188).

La Quaresima è il tempo favorevole per “creare una nuova mentalità”. E la Giornata della Solidarietà che vivremo in Diocesi, il 6/7 aprile prossimi, sarà una occasione di verifica di tutto ciò, di ripartenza, di impegno e di speranza.

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