III mercoledì di Quaresima
Don Antonio Lovato
parroco N.S. del Soccorso e S. Rocco. Gruppi di strada
Mercoledì 2 Marzo

Non è facile ospitare il pellegrino se, oggi, con pellegrino possiamo intendere la persona che va per via, che sta sulla strada. La persona senza dimora. Tutti abbiamo esperienza dell’incontro con queste persone e attuare verso di loro l’ospitalità non è cosa semplice. L’altro giorno si è presentato alla porta della nostra parrocchia un giovane senza dimora che veniva da fuori Genova e aveva in mano un pezzo di cartone con su scritto: “Don Antonio, Prà”. Evidentemente qualcuno in stazione gli aveva dato quella indicazione, come di un posto dove si accolgono i pellegrini. Anche in questo luogo, al Monastero, come ben sappiamo, si mette in atto l’accoglienza verso le persone più emarginate e così in diverse realtà ecclesiali che stanno condividendo con voi proprio questo percorso quaresimale e giubilare.

Quando si presentano queste persone bisogna aprire la porta. Ma come dicevo, per molti di noi non è facile. Certi aspetti della vita di queste persone, come ad esempio l’alcolismo o la trascuratezza a cui la strada ti costringe, ci respingono. D’altro canto, però, per molti di noi è proprio difficile aprirsi dell’accoglienza: per paura, per scarsa profondità di sguardo, per i nostri stessi problemi. Eppure, malgrado tutte le apparenze che ci urtano e persino gli errori evidenti che alcuni di loro si portano dietro, abbiamo comunque davanti delle persone. Dobbiamo chiederci: e se fosse capitato a me? Per questo, in parrocchia, ci siamo dati una regola: quando qualcuno bussa alla porta, la porta si deve aprire. E quando la persona se ne va, non vada mai via arrabbiata: se non c’è stato modo di aiutarlo, almeno che si porti via l’esperienza di essere stato ascoltato.

Accogliere significa anche andare incontro. Ormai molti anni fa, con un piccolo gruppo di volontari e obiettori di coscienza, decidemmo di andare per le strade, la sera, per portare conforto alle persone che vi dormono. Qui trovammo anche un gruppo della Comunità di S. Egidio che aveva avuto la stessa idea e ne nacque una collaborazione che con gli anni si è ampliata e oggi tutte le sere dell’anno c’è un gruppo che porta alle persone senza dimora una bevanda calda e un panino. E’ chiaro che quella bevanda e quel panino sono pretesti, nessuno ha davvero sete e fame. Sono pretesti per stringere una relazione, per ascoltare la loro storia, i loro problemi. Essere ascoltati è davvero il primo bisogno.

A riguardo del rapporto con i poveri, vorrei ricordare un bellissimo passaggio del Siracide, al capitolo 4: “Figlio, non rifiutare il sostentamento al povero, non essere insensibile allo sguardo dei bisognosi. Non rattristare un affamato, non esasperare un uomo già in difficoltà. Non turbare un cuore esasperato, non negare un dono al bisognoso. Non respingere la supplica di un povero, non distogliere lo sguardo dall’indigente. Da chi ti chiede non distogliere lo sguardo, non offrire a nessuno l’occasione di maledirti, perché se uno ti maledice con amarezza, il suo creatore esaudirà la sua preghiera.” E il Vangelo che abbiamo letto oggi ci ricorda che Gesù completa la Legge con il comandamento dell’Amore.

Vedete, nella vita cristiana c’è una regola fondamentale: considerarsi sempre secondi. Lo dico sempre specialmente alle coppie che si preparano al matrimonio ma è vero per tutti noi. Don Tonino Bello era solito dire: ai paramenti sacri ne manca uno, il grembiule di cui si cinse Gesù per lavare i piedi ai suoi discepoli. Dobbiamo cingerci tutti dello stesso grembiule. In questo cammino di Quaresima e nel grande dono di questo Giubileo, il Signore ci aiuti a capire quanto è importante per la nostra vita fare come Gesù ha fatto: accostarci agli altri non per esserne serviti, ma per servire.

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