LA VERITA’ DEI NUMERI

di Alberto Mortara, curatore del Bilancio

Il bilancio sociale 2017 si intitolava: “Sguardi quotidiani, quello che i dati ancora non dicono”, concetto che nella nota metodologica veniva ulteriormente declinato con queste parole: “e forse non diranno mai”.

Analizzando i dati del 2018 ci siamo chiesti: ma è proprio così? Siamo certi che i numeri restituiscano una realtà fredda in cui emerge solo la congruità tra quanto il nostro ente ha a disposizione e i servizi prodotti? Forse è possibile far parlare quei dati perché descrivano le persone a cui quei servizi sono rivolti: hanno studiato? riescono a curarsi adeguatamente? che rapporto hanno con il lavoro? ed ancora e soprattutto, come questi dati interagiscono tra di loro?

In questo quarto bilancio intendiamo proseguire nel percorso di comprensione del senso del nostro agire ma lo vogliamo fare a partire dai numeri. I racconti di vita quotidiana sono indubbiamente il modo migliore per comprendere la vita delle persone, per ridare dignità a chi approda nei nostri servizi come scelta obbligata di una deriva sociale in cui spesso galLeggiare e lasciarsi portare è l’unico modo per sopravvivere. I numeri, tuttavia, sono capaci di descrivere come si modificano i fenomeni sociali e ci consentono di approfondire cause ed effetti di una società che fa sempre più fatica ad accogliere ed in cui i processi di esclusione vengono spesso stigmatizzati come ineluttabili. Conseguenze dirette di errori se non addirittura di colpe.

Allora il narrare la vita delle persone attraverso dati e statistiche su scuola, malattie, lavoro, famiglia diventa un modo per comprendere quanto spesso il disagio sia una questione dipossibilità ricevute e non di scelte sbagliate. Circondati da affermazioni che assumono valore solo per la forza con cui vengono espresse e per il consenso che generano, abbiamo scelto di credere nella verità dei numeri.

Certo non abbiamo la pretesa di esaurire temi sociali ampissimi come migrazioni e percorsi di impoverimento ma riteniamo che la nostra presenza su Genova sia significativa, almeno per il numero di persone che incontriamo ogni anno e che condividono un pezzo di strada con noi. Ci siamo così sforzati di raccogliere tutte le informazioni possibili sulle personeche a noi si sono affidate. Per restituire una fotografia pulita di chi sono i senza tetto e i migranti nella nostra città.

Per farlo ci siamo rivolti nuovamente agli operatori dei servizi a cui abbiamo chiesto lo sforzo di affiancare alla fatica quotidiana del lavoro sociale la raccolta dei dati, attraverso cui speriamo di sostenere la dignità delle persone che seguiamo e di difenderli da facili teorie che li stigmatizzano come fannulloni o delinquenti.

Come gli scorsi anni, agli operatori va nuovamente il nostro ringraziamento.

 


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GENERATORI DI SPERANZA[/su_button]


 

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