di Gigi Borgiani
direttore

Come già detto, occorre imparare la lezione. Da un male può nascere un bene, nulla accade per caso. Nella contagiosa preoccupazione, a livello sociale possiamo individuare aspetti positivi e mettere a punto terapie e strumenti di prevenzione.

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Dipendenza.
Se guardiamo bene i virus di oggi e vogliamo farci carico del bene di tutti possiamo, tra le tante questioni e i molteplici impegni, considerare il bicchiere mezzo pieno relativo al gioco d’azzardo. Vera peste del nostro tempo, rovina per migliaia di persone e vergogna per una società civile. Le disposizioni dettate dai vari decreti del Governo stanno limitando il gioco d’azzardo. La chiusura di sale, bar,  etc…, la obbligatorietà di evitare luoghi chiusi e di restare a casa rende le occasioni di gioco molto più difficili. Certo, restano le possibilità del gioco on line ma chissà che i molti (troppi) che si avventurano nel gioco non capiscano che è meglio pensare alla salute fisica e anche a quella mentale e che è meglio non confidare nella fortuna ma nell’aiuto di chi può offrirlo. Come ha detto il Sindaco di Bergamo che ha firmato una ordinanza che prescrive la sospensione delle tipologie di gioco anche nelle tabaccherie: “Rimanete a casa e se in queste settimana doveste perdere l’abitudine a buttare  i soldi nel gioco d’azzardo… tanto meglio!”. Come per altre questioni l’antivirus siamo noi con i nostri comportamenti, le nostre scelte, i nostri impegni e doveri di cittadini responsabili.

Solidarietà.
Si moltiplicano ovunque piccoli e grandi gesti di solidarietà. Questo significa che il virus – spesso latente – del buon cuore agisce, si diffonde. Ma allora è possibile pensare agli altri! Dobbiamo quindi imparare che solidarietà, reciprocità non devono essere valori straordinari ma possono far parte della vita quotidiana di tutti.

Stili di vita.
Espressione usata ed abusata che rimanda a comportamenti responsabili relativi soprattutto ai consumi, alla sobrietà, al rispetto dell’ambiente. Tanto se ne parla e forse ancora poco si fa. L’emergenza virale in atto ci insegna che è opportuno rallentare, accontentarsi, limitare, evitare gli scarti, gli eccessi. E’ il tempo in cui la semplicità può condurci davvero a passeggiare insieme senza diffidenze e senza differenze. Stili di vita imparati oggi serviranno domani per sentirci tutti responsabili per lo sviluppo sostenibile della nostra città. Siamo chiamati a responsabilità, a combattere tutti quei virus che minano la vita quotidiana della casa comune. Oggi cantiamo dai balconi per farci coraggio; ma da oggi dobbiamo anche gridare per cambiare abitudini, per assumerci responsabilità per una città più viva e più bella per tutti.

Spiritualità.
La sospensione delle celebrazioni religiose lascia molti con una certa afflizione, un senso di vuoto. In  questo tempo allora, invece che rammaricarci, si può riflettere su quanto valore diamo davvero alla nostra partecipazione. E’ forse tradizionale, abitudinaria, doverosa, devozionale? La celebrazione Eucaristica è davvero il perno della nostra vita? In questi giorni possiamo colmare l’assenza riscoprendo il significato della interiorità, della preghiera. riscoprire tempi e spazi per la lettura della Parola, per un po’ di revisione di vita, per non delegare la preghiera ai soli tempi di necessità, di sofferenza, di dubbio e discernimento e trasformarla in un permanente atteggiamento di relazione con il Padre e con i fratelli. Dalla lezione virale possiamo imparare che, comunque si creda, c’è qualcosa che spinge verso un di più del materiale, che spinge verso l’altro.

Lavoro.
Per molti il non poter andare al lavoro è un guaio, così come lo è per le tante attività che necessariamente devono tenere saracinesche abbassate, uffici e laboratori chiusi. Un danno enorme che ricade su tutta la comunità. Molti hanno la possibilità di lavorare a casa. Molti lavorano per aiutarci a sopravvivere. Molti sono in prima linea per la nostra salute o per la tutela dei più fragili. In un modo o nell’altro impariamo che il lavoro è fondamentale per tutti e che ogni singola, anche piccola attività, è importante per la collettività. Le misure economiche adottate in questi giorni sono importanti ma occorrono impegni maggiori da parte di tutti. Il lavoro è pane e deve rientrare in un patto di solidarietà e sussidiarietà che non può essere delegato ma ci deve trovare tutti pronti ed attivi. Anche lo stop delle attività didattiche ci deve insegnare che non ci sono tempi separati e che ogni momento della vita è prezioso per imparare, per crescere e per costruire.

Relazioni.
Le distanze obbligate hanno messo un po’ tutti in crisi e hanno evidenziato il bisogno di relazioni. Forse abbiamo toccato con mano che il digitale, i social sono validi ma non sostituiscono il vero bisogno di “stare con”. E’ il tempo di imparare di nuovo il senso e il bello dello stare insieme. Di guardarci, ridere, scherzare, dialogare, mugugnare.

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E’ il tempo di riassaporare quella coesione sociale che permette di agire e di reagire; di pensare e di fare, di essere e di avere. Un avere non in proprio ma un avere condiviso messo a disposizione per il bene di tutti.

Sconfitto il virus di oggi possiamo sconfiggere quelli di domani (e di ieri) che ostacolano una vita buona per tutti.

Foto: Mario Purisic – Unsplash

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