di Gigi Borgiani

Ogni tanto compaiono foto che fanno gridare allo scandalo. Succede a proposito dei migranti che sono “colpevoli” di cercare un destino umano in terre che, soprattutto a motivo delle proprie radici, dovrebbero essere accoglienti. È successo nel settembre del 2015 quando apparve la foto del piccolo siriano Alan Kurdi (3 anni): la foto del suo corpicino, riverso sulla spiaggia di Bodrum, costrinse il mondo ad alzare lo sguardo sul dramma dei profughi. La settimana scorso è arrivata, dall’altra parte del mondo, la foto scattata sul greto del Rio Bravo, al confine tra Messico e Stati Uniti d’America: i corpi di un uomo e di una bambina, stretti in una sola maglietta, padre e figlioletta di 23 mesi, annegati nel tentativo di raggiungere una vita normale, lontano dagli orrori e dalle sofferenze delle loro terre.

Quante altre foto in questi anni! Sono immagini forti che abbagliano, fanno gridare “vergogna”! Poi, però, con la stessa rapidità con cui ci si indigna, torniamo a non guardare, a far finta di niente. Abbagliati dal sole cocente che affligge le nostre giornate sicure e tranquille, mettiamo occhiali da sole con lenti molto spesse per non vedere la realtà e rifugiarci all’ombra dell’ipocrisia e dell’indifferenza.

Che importa se abbiamo lasciato per molti giorni decine di persone migranti su una nave che nessuno vuole? Quelle non sono persone, sono fastidi. Sono “il problema” del nostro paese spaventato da una invasione smentita dai numeri. Che il fenomeno migratorio sia questione ineluttabile pochi ne sono consapevoli (bombardati da notizie non corrette). Che il fenomeno non sia stato gestito nel modo migliore, è altrettanto vero! Che si doveva e si deve far meglio, vero! Che si debbano trovare soluzioni per contrastare le cause che provocano le fughe da paesi martoriati da guerre, fame, carestie e malgoverno, vero! Ma che intanto si permetta di morire nei mari, nei fiumi, ovunque… questo non è umanità! Il fatto più triste, poi, è sentire e vedere ogni giorno persone con spessi occhiali da sole che si effigiano dell’appellativo “cattolico” ma che non vedono le frasi scomode del Vangelo: “Ero affamato…ero forestiero”. Oggi per molti, anche nei nostri templi, prevale il vangelo della paura dell’altro, della sicurezza, dell’indifferenza, del sostegno a chi vuol far prevalere i valori dell’odio, della violenza, del proprio benessere e non vede quello (anche minimo) degli altri.

Quella che continuiamo a chiamare “crisi migratoria” è in realtà una crisi degli stati, dei partiti e dell’opinione pubblica d’Europa davanti al problema dei migranti. Le cifre attuali non sono quelle di un’invasione (1.950 sbarchi in Italia dall’inizio dell’anno). Siamo noi, i nostri paesi, ad essere invasi da una mentalità disumana: siamo popoli senza anima.

Ma i nostri cosiddetti leader locali, europei, mondiali fingono di non sapere che, a meno di sinceri e urgenti sforzi, non riusciranno mai a tenere lontane le migliaia e migliaia di profughi che, aiutati da mercanti di vite umane senza scrupoli, troveranno altre vie per raggiungere libertà, giustizia e dignità. Forse non vedremo più famiglie di siriani, iracheni, africani, asiatici, afghani, messicani etc. camminare attraverso le nostre strade o avvicinarsi fastidiosamente alle nostre spiagge. Continueremo a contare i morti annegati., avremo notizie di altre migliaia di morti sui percorsi alternativi e più pericolosi. E si alzeranno i muri perché restino fuori i migranti ma soprattutto restino fuori dalle nostre vite i valori sui quali diciamo di aver fondato vita e Costituzione: rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza e stato di diritto. Ma quale società fondata sulla tolleranza, sulla giustizia e sulla solidarietà, sulla non discriminazione, sul bene condiviso, sulla cura della casa comune, sulla fraternità che si appella al Vangelo della porta stretta che conduce a salvezza! Rischiamo di buttare tutto in un falò, in cui tuttavia brucia anche la nostra stessa dignità, sacrificata al dio della sicurezza o del benessere

 

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