di Gigi Borgiani, direttore

Pasqua quest’anno coincide con il tempo in cui dobbiamo predisporre il bilancio relativo alle attività del 2018. Così, quello che ci apprestiamo a vivere, diventa un “tempo di bilanci” a tutto tondo e che riguarda tutti: il nostro operato, gli impegni e il lavoro della fondazione ma anche la nostra situazione personale, in relazione a quanto celebriamo nella Pasqua.

Pasqua è sintesi del mistero di Incarnazione e di Resurrezione nel quale crediamo e dal quale traiamo ispirazione e forza per il nostro vivere. Si tratta quindi di fare un bilancio per valutare ad esempio quanto abbiamo speso per vivere il quotidiano con il Vangelo, quanto tempo abbiamo speso per gli altri e quanto abbiamo ricavato dal lavoro per la nostra interiorità. Si tratta di fare un bilancio tra contemplazione e azione. Se il bilancio consuntivo ci sembra buono, sufficiente o meno, abbiamo nella Pasqua, nella presenza del Risorto, gli elementi per un bilancio preventivo che, tenuto conto di quanto agìto nell’anno precedente, ci può mettere in grado di fare un passo avanti, di migliorare nella vita di fede e in quella di testimonianza. Perché proprio la Pasqua ci sollecita al “passaggioad una vita più coerente rispetto a quello in cui diciamo di credere. E non basta credere. Perché la vita alla luce del Risorto ci chiama ad essere testimoni di quello in cui crediamo. La Pasqua chiama tutti i battezzati a vivere il proprio battesimo e li trasforma in nuove creature: all’inizio della Quaresima Papa Francesco ci ricordava questa trasformazione citando S. Paolo ai Corinti: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove” (2 Corinzi 5, 17-20). Ecco, possiamo essere noi la novità di questa Pasqua se accettiamo di essere discepoli e testimoni: Dio non sceglie i suoi testimoni in base alla fama, alla bravura, alla loquacità o alla visibilità mediatica ma tra coloro che condividono tutto nella quotidianità, nel nascondimento, nella fatica e nel silenzio. Gesti piccoli che fanno grande la carità agìta dalla comunità cristiana.

I piccoli gesti sono anche tutte le azioni che la Fondazione ha potuto mettere in campo a servizio della complessità delle povertà, che ben conosciamo grazie a tutti coloro che si sono resi disponibili per il quotidiano. Quello che abbiamo approvato in questi giorni è un bilancio che si presenta con un piccolo segno positivo. Più difficile il bilancio “sociale”, quello con il quale non consideriamo solo uscite ed entrate – per dirla in breve – ma valutiamo ciò che si è fatto, come lo si è fatto, con chi e per chi. Non è stato un anno facile perché ci siamo trovati d fronte a muri di incomprensione eretti da chi -solo per fare un esempio- semplifica e riduce la questione delle persone senza dimora ad un togliere dalla strada o da chi ha proposto decreti che offendono la dignità dell’uomo, che impediscono di accogliere ed integrare in nome di una sicurezza sbandierata a fini di consenso, o da chi pensa di distribuire denaro invece di creare lavoro. Ma abbiamo fatto squadra, non ci siamo arresi e non ci arrenderemo fiduciosi che la Pasqua ancora una volta genererà un “di più” di consapevolezza, di responsabilità, di disponibilità a costruire ponti e non muri, a non creare altri mediterranei in cui annegare persone, libertà, giustizia e soprattutto verità e speranza.

Non ci arrenderemo perché siamo discepoli e testimoni non di un fallito, ma del Risorto.
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