di Stefano Neri, Area Persone Senza Dimora

La vita di strada è un emblematico intreccio di problemi sanitari e sociali. Per chi viene dimesso dall’ospedale e vive una situazione di precarietà alloggiativa è a dir poco faticoso, se non insostenibile, poter avere un adeguato periodo di convalescenza, quella che comunemente viene chiamata “continuità assistenziale”. Il dormitorio chiude la mattina presto e, con problemi di salute sulle spalle, la giornata è davvero interminabile, anche per chi magari un alloggio lo ha, che sia una casa popolare o una stanza in affitto, ma si ritrova solo, senza qualcuno vicino che gli ricordi di assumere la terapia da accompagnare ad una dieta regolare e gli offra quella parola di conforto che risolleva la giornata. È qui che si inserisce il progetto della Fondazione Auxilium, che nell’inverno 2016 – 2017 per il sesto anno, ha aperto la struttura di convalescenza protetta denominata “Il Basilico”, rivolta a persone senza dimora. Ospitato presso il Padiglione 10 – 1° piano dell’IRCCS San Martino, Il Basilico risponde proprio a quel bisogno di continuità che permette alla persona di potersi ristabilire in seguito ad una fase acuta di malattia.

Gli obiettivi

Sono tre gli obiettivi del Basilico.

  1. Migliorare la qualità di vita delle persone in condizione di povertà urbana estrema, promuovendo dimissioni protette e continuità assistenziale.
  2. Ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche anche attraverso la riduzione del periodo di ricovero ospedaliero, la riduzione dei ricoveri ospedalieri impropri, basati su fattori sociali e non strettamente sanitari, la riduzione dell’incidenza dei ricoveri ospedalieri dovuti al riacutizzarsi della patologia.
  3. Favorire l’integrazione tra i sistemi sanitario e sociale, incentivando la presa in carico nel sistema socio-sanitario di persone che, normalmente, sfuggono ai canali ordinari di accoglienza.

3 mesi, 30 persone e… un dopo

In 3 mesi di attività (dal 21 dicembre 2016 al 21 marzo 2017) Il Basilico ha accolto 30 persone, segnalate dagli ospedali del territorio genovese. La data di inizio è stata scelta per garantire l’accoglienza durante le festività natalizie, periodo particolarmente difficile sotto molti punti di vista per le persone senza dimora. Si tratta di una struttura funzionante nell’arco delle 24 ore, che vede l’impiego di 5 operatori, coordinati da una responsabile, e che intende, attraverso il lavoro di un educatore, pensare ad un “dopo” per ciascun ospite, cercando di portare avanti un progetto individuale di reinserimento.

Lavorare insieme

Il Basilico ha usufruito quest’anno del prezioso sostegno di un gruppo di medici volontari che, provenienti da diverse specializzazioni, hanno collaborato, con competenza, professionalità e passione non comuni. Il loro esempio si è esteso, nel corso dei mesi, anche ad altri colleghi che hanno dato disponibilità a partecipare al progetto anche per le future edizioni. È un bel segnale di partecipazione per una struttura che non vuole essere autoreferenziale quanto piuttosto una porta aperta sulla città, per costruire, implementare, rafforzare un lavoro di rete con le associazioni e gli enti pubblici che operano sul territorio. Il Basilico vuole essere sì un luogo di sollievo, ma anche e soprattutto un luogo che costruisce ponti di collegamento con le istituzioni, che rassicuri e instauri relazioni significative con le persone. L’ascolto, la cura, l’attenzione permettono che si avvii un rapporto di fiducia, che è l’elemento fondante di un processo di cambiamento. Essere persona senza dimora non significa solo essere senza casa, ma significa in particolare fragilità della propria dimora interiore: quel luogo intimo dove si struttura e abita l’identità di ciascuno. Talvolta l’assenza di riferimenti porta ad un vero e proprio disconoscimento del sistema sociale. La persona non ha più la minima fiducia in sé, non sa più chi è.

Storie che ripartono

Tante storie si sono succedute nell’arco dei tre mesi di apertura e alcune raccontano proprio questo tentativo di ricomposizione interiore, di ricostruzione di rapporti. Significativa è la storia di G., primo ospite, entrato il 21 dicembre. Affetto da gravi problemi di salute, ha accettato di chiudere con il passato e di intraprendere un percorso di cura per affrontare la sua situazione clinica. In seguito alla dimissione dal Basilico sta trovando appoggio in un alloggio sociale di Auxilium. Almeno un cenno va riservato anche alla vicenda di P., affetto da un decadimento cognitivo, per il quale alla chiusura del Basilico si sono aperte le porte di una Residenza protetta. Piccoli passi per storie di emarginazione, che provano a ripartire grazie a un po’ di Basilico.

 

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