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Nel 1994, Caritas Genova e Fondazione Auxilium aprirono la prima casa alloggio della Liguria per persone con Hiv/Aids e la chiamarono “Casanostra” (oggi La Palma, affiancata da Il Mandorlo). Vollero così dare vita ad un luogo in cui persone, già provate da percorsi difficili, potessero trovare conforto dalla malattia e dalla solitudine in cui erano state confinate. Oggi le due case alloggio di Auxilium sono luoghi di vita ricchi di mille storie, pur nel ricordo di quanti ci hanno lasciato e nella permanente severità della malattia; sono luoghi preziosi di relazioni e amicizia, in cui tante persone, grazie alle cure sempre più adeguate, trovano nuove prospettive.

Malgrado i notevoli progressi in campo medico, però, contro l’HIV/AIDS non bisogna abbassare la guardia: “In Italia – scrive Caritas Italiana sul suo sito – sono circa 4 mila le nuove diagnosi di infezione che si registrano ogni anno: oltre il 50% di esse è tardiva, mentre il 15% delle persone con infezione Hiv non ne è nemmeno consapevole. Dati preoccupanti ai quali si associa l’affievolirsi della sensibilità e della capacità di accoglienza verso le persone con Hiv-Aids, una diminuzione delle conoscenze e una scarsa percezione dei cambiamenti manifestati dal fenomeno. Per molti è come se la malattia non esistesse più.”

In occasione della Giornata Mondiale di lotta all’Aids, quindi, Caritas Italiana rilancia il Progetto Nazionale AIDS, che dal Settembre 2014 coinvolge 16 diocesi. Da allora ad oggi il progetto ha realizzato più di 200 interventi di informazione, formazione e sensibilizzazione, raggiungendo oltre 20 mila persone, tra cui, come destinatari diretti, 10.706 ragazzi e giovani coinvolti nelle scuole, oratori, luoghi di aggregazione e svago: “Questi ragazzi – si legge su www.caritasitaliana.it  – dopo aver fatto proprie le informazioni ricevute, le hanno rielaborate, partecipando a concorsi, confrontandosi (coadiuvati da esperti) all’interno di gruppi facebook, conoscendo persone accolte in case famiglia e condividendo con loro momenti di festa, incontri e laboratori esperienziali, infine realizzando insieme ad adulti flash mob e manifestazioni pubbliche, in particolare proprio in occasione del 1° Dicembre”. Coinvolti anche 7.615 adulti nelle parrocchie, nelle zone pastorali, nei servizi Caritas, nelle associazioni del territorio, 919 seminaristi, sacerdoti, religiosi e religiose, oltre a 1.500 persone tra dirigenti scolastici, parroci, responsabili di associazioni, servizi che, con la loro collaborazione, hanno permesso la realizzazione di alcune attività del progetto.

Nella foto: il gruppo de La Palma e Il Mandorlo, nel pomeriggio del I Dicembre 2016, ha dato vita ad una iniziativa di sensibilizzazione a favore della cittadinanza distribuendo 1000 volantini con l’invito a fare il test Hiv/AIDS e le indicazioni dei servizi deputati. Grazie ai ragazzi delle due case alloggio, agli operatori de Il Melograno e ai Volontari per l’Auxilium che hanno sostenuto questo piccolo grande gesto di responsabilità e condivisione. 

Di seguito: l’articolo scritto in occasione del I Dicembre per “Il Cittadino” da Daniele di Pompeo, operatore de Il Melograno in forza a Palma e Mandorlo.

IL DONO DELLA CONSAPEVOLEZZA
di Daniele di Pompeo
Giovedì I Dicembre si è svolta come ogni anno la Giornata mondiale di sensibilizzazione rispetto alla lotta all’AIDS e all’infezione da virus HIV. A Genova operano le case alloggio “La Palma” e “Il Mandorlo” della Fondazione Auxilium, che da più di vent’anni rappresentano un luogo di riparo e conforto per chi ha contratto questa malattia. Nel corso degli anni si è aggiunta a loro la casa alloggio “La Tartaruga” del Ceis – Centro Solidarietà Genova. Se, per il I Dicembre 2015, Palma e Mandorlo avevano deciso di sensibilizzare la città invitando i genovesi ad un incontro all’interno di Casa della Giovane (la struttura di Piazza S. Sabina gestita anche da Auxilium), quest’anno la prospettiva si è ribaltata: un gruppo di operatori, ospiti, ragazzi del Servizio Civile e volontari delle due case alloggio si è ritrovato in piazza De Ferrari, per poter vivere questa giornata importante mischiandosi con chi era in strada. Con la collaborazione di Afet Aquilone e la loro unità di strada, Anlaids, Ceis e Ass. Gigi Ghirotti, tante persone che contribuiscono alla vita delle strutture, in compagnia dei ragazzi che ci vivono, si sono rese evidenti ai passanti tenendo in mano un palloncino rosso (come il fiocco che da sempre caratterizza questa Giornata) e distribuendo volantini di sensibilizzazione sul test HIV.

Alla Palma e al Mandorlo è sembrato giusto fare questo dono quando si è presa la decisione di uscire tra la gente, quella gente che magari non ha mai considerato o non considera più l’AIDS come un problema o che magari lo ha sempre considerato ma come un problema di chi “se lo è andato a cercare”. Il dono è quello della consapevolezza. Alla Palma e al Mandorlo, infatti, sanno che in una regione come la Liguria, sempre più anziana, l’HIV infetta ogni settimana due persone, di età mediamente compresa fra i 35 e i 44 anni. Alla Palma e al Mandorlo sanno che non serve giudicare né stigmatizzare chi ha contratto l’infezione; alla Palma e al Mandorlo sanno che, se si ha il dubbio, è importante scoprire la propria eventuale sieropositività il prima possibile. Il volantino ha informato la cittadinanza sull’anonimato e la gratuità del test e sui luoghi in cui lo si può effettuare: facendone dono, le persone che rendono vive le due strutture hanno deciso di regalare ai genovesi un’opportunità di miglioramento e tutela della propria vita. E tutto questo, nell’ottica dell’obiettivo mondiale “90-90-90”, che intende far sì che entro il 2020 il 90% delle persone affette da HIV sia a conoscenza della diagnosi, il 90% delle persone malate sia in cura e il 90% delle persone in cura abbia azzerato la carica virale nel proprio sangue. È importante innestare un circolo virtuoso, che vada anche oltre l’informazione sui comportamenti a rischio perché il caso, l’incontro, la scelta che possono portare al contatto col virus ci sono ancora e, di conseguenza, sapere di essere positivi al test deve diventare anche un’opportunità per essere in prima persona uno strumento di prevenzione. Sottoporsi al test HIV deve quindi iniziare a essere visto come un comportamento attivo e propositivo e non la via verso una prospettiva buia. Attivo e propositivo verso se stessi, perché dall’AIDS non si guarisce ma le cure fanno sì che con la sieropositività, o con l’AIDS conclamato, si viva e si possa mantenere una buona qualità di vita. Sottoporsi al test, però, è anche un momento di attenzione e volontà verso gli altri: sono infetto, posso diventare malato, ma ho fatto il mio dovere di informarmi e curarmi; ora tocca a te fidarti di me e accogliermi nella tua vita.
(Il Cittadino – Settimanale Cattolico di Genova del 07/12/2016)